lunedì, gennaio 15, 2007

Gli anticorpi che salveranno Internet


Ormai sono arrivato alla conclusione che Internet è un organismo vivente. E' un'idea che stavo maturando da un po', ma la certezza di questa affermazione l'ho avuta leggendo questo post su Wired e scambiando qualche commento su alcuni blog. Nel suddetto post, il professore Jonathan Zittrain (Internet governance and regulation, Oxford University) ipotizza la fine di Internet, a causa di spam, virus, spyware e maleware. La sua tesi è che l'aggressività sempre più forte del malware sposterà gli utenti più smaliziati, dai propri PC ad apparecchi alternativi (come Blackberry, iPod, Xbox e via dicendo). Poiché tali apparecchi diventeranno sempre più proprietari e meno aperti, si finirà per migrare verso sistemi chiusi che, di fatto, uccideranno l'innovazione che oggi prospera grazie ad Internet (che è un sistema aperto). La sconfitta dell'innovazione ucciderà Internet stessa. In altre parole, Internet si è sviluppata così come la conosciamo noi perché si è avvalsa di standard aperti. E questo è senza dubbio vero. La vera innovazione nasce negli ambienti aperti (standard, protocolli, software, etc.). Quando gli utenti - per accedere ad Internet - si orienteranno verso apparati proprietari (abbandonando il PC), i sistemi chiusi avranno la meglio ed Internet morirà. Bene, io non credo a questa tesi. Io la penso diversamente. Dunque...Internet è una rete di reti diverse di computer. Milioni di computer collegati tra loro. Cavi di rame, fibre di vetro, onde radio, collegano tra loro milioni di microprocessori e milioni di dischi. Dentro molti di questi dischi, sono contenuti i siti web. Statici. Pagine elettroniche registrate su materiale magnetico. Si sta parlando quindi una infrastruttura di tipo inorganico. Questa struttura è tutto fuorché un organismo vivente. Forse. Ma a ben guardare, no, non è esattamente così. Quello che la gente chiama comunemente Internet, altro non è che il Web (o WWW, World Wide Web, ragnatela mondiale). Ma Internet è ben altro: posta elettronica, liste di discussione, gruppi di discussione, chat. Internet insomma è popolata da persone. Ma fin qui niente di nuovo per il momento. IRC è uno dei primi protocolli di 'chat' che è stato creato su Internet. Il web ancora non esisteva. IRC collega persone di tutto il mondo che discutono dei più svariati argomenti all'interno di 'stanze' virtuali tematiche (i canali). Vista così quindi, Internet sembra ancora una infrastruttura inorganica popolata da persone (organiche). Ma ecco il pezzo forte: i blog. Già, i blog. Fino a poco tempo fa esistevano solo i classici siti web. C'erano persone che scrivevano delle pagine e c'erano delle persone che leggevano quelle pagine. Non c'era interazione. Un sito web, sepolto sotto miliardi di pagine web, poteva non essere mai scoperto da anima viva. Poi vennero i motori di ricerca a dare una mano. I forum, le chat, i newsgroup consentivano l'interazione tra gli individui, ma non c'era ancora un vero interscambio dell'informazione. Il miracolo avvenne con i blog. I blog consentono infatti l'interazione tra chi scrive e chi legge. Chi legge diventa a sua volta autore (commentando) e chi scrive diventa lettore (leggendo i commenti). I blog sono collegati tra loro e le notizie all'interno della blogosfera viaggiano alla velocità della luce. Quasi letteralmente. Cosa impensabile con i siti web, neanche quelli dei giornali. E qui si comincia ad intravedere il concetto di organismo vivente. La Rete infatti non è fatta più di freddi computer collegati tra loro. Ora la Rete è composta da persone collegate tra loro. La rete diventa una 'struttura' composta da milioni di menti collegate tra loro. Le informazioni tra mente e mente transitano in tempo quasi reale. Le informazioni volano da un capo all'altro della blogosfera a velocità altissime. E' come un unico cervello. Anzi no, una rete di cervelli. Ok, ora che abbiamo assimilato la Rete ad un enorme organismo vivente, possiamo ipotizzare che al suo interno esistano degli anticorpi. Possiamo cioè ipotizzare che la Rete sia in grado di difendersi autonomamente dagli attacchi dei virus. Come? Basterebbe far circolare all'interno della Rete le giuste informazioni. Lo spam ed i virus ad esempio, hanno vita facile grazie al comportamento imprudente di ciascuno di noi. Se ciascuno di noi adottasse un comportamento ineccepibile per ciò che concerne la sicurezza, tali minacce non esisterebbero. Che i virus si diffondano solo a seguito dei comportamenti imprudenti degli utenti è un fatto assodato da tempo (in 20 anni di lavoro e divertimento con i computer, non ho mai avuto grossi problemi con i virus). Il tam tam che viene fatto nella blogosfera, ha un potere enorme a mio avviso. Argomenti come 'Twitter', 'delurking day', 'autoreferenzialità', 'iPhone' in passato hanno viaggiato velocissimi all'interno della blogosfera. O sbaglio? L'informazione diventa perciò il miglior antivirus. Ecco perché credo che la Rete non morirà. Ma c'è dell'altro. Oltre a concepire la Rete come un gigantesco organismo (e non più come un freddo ed inorganico groviglio di cavi), c'è un altro concetto da tener presente. Qui mi ha fatto riflettere anche il post di Stefano Quintarelli sul tema della neutralità della Rete (concetto questo, molto difeso anche da Tim Berners Lee, uno dei fondatori del Web). Il suo post ed i relativi commenti si trovano qui. In sostanza Stefano mi illustra la tesi di Zingales (autore di 'Salvare il capitalismo dai capitalisti', libro che confesso di non aver letto) secondo la quale, per quanto si possa ostacolare l'evoluzione, si tratta di uno sforzo inutile. Serve solo a rallentare il processo, in quanto le forze che impongono i cambiamenti sono ormai al di fuori del controllo dei paesi. Come a dire: i singoli governi non possono frenare l'innovazione per troppo tempo. L'innovazione è come un'immensa pentola a pressione: se si tenta di bloccarne l'avanzata, in assenza di una valvola di sfogo, la pentola esploderà prima o poi. E lo farà con una potenza inaudita (un esempio più calzante potrebbe essere la falda acquifera: l'acqua infatti aggira l'ostacolo e alla fine trapassa la roccia!). Io penso che ciò corrisponda al vero. E' sufficiente studiare la storia dell'evoluzione tecnologica. Nessuno è mai riuscito ad impedire lo sviluppo tecnologico. Rallentarlo si, ma non impedirlo. I treni non li voleva nessuno all'inizio perché...spaventavano le mucche le quali avrebbero prodotto meno latte (sic!). I videoregistratori erano delle armi diaboliche per riprodurre illegalmente i film. I lettori Mp3 favorivano la pirateria, le reti P2P erano dei covi di pirati. La stessa Internet in Italia era considerata inizialmente un covo di pornografi, i giornalisti l'attaccavano e le masse la snobbavano (l'ignoranza regnava sovrana allora). Queste sono tutte innovazioni che hanno subito dei rallentamenti a seguito degli ostacoli ed alle resistenze che hanno incontrato. Ma non sono morte. Non si riesce ad impedirne lo sviluppo. Un esempio attuale? Dopo lo scandalo Sony con il suo 'trojan-DRM' (un vero e proprio trojan all'interno dei CD), la casa discografica EMI ha annunciato che nei nuovi CD non verrà più inserita alcuna tecnologia 'anticopia' DRM. Non male no? Insomma ci si sta ravvedendo. In sostanza, ormai nessuno è più in grado di imporre uno standard od una tecnologia proprietaria a lungo termine. E...beh, sono ottimista...l'open source prenderà il sopravvento sul closed source (come a dire che Linux la spunterà su Windows). Per forza di cose deve essere così: se una tecnologia è migliore di un'altra, alla lunga la spunterà su quella peggiore. E poiché - per forza di cose - uno standard aperto è migliore di uno chiuso, alla lunga quello aperto prevarrà su quello chiuso. Certo, magari occorreranno anni, ma è solo questione di tempo. La stessa censura cinese sta - lentamente - scricchiolando. Il governo cinese ne è consapevole e - faccio una profezia - alla fine dovrà soccombere. E solo questione di tempo. Forse io non vedrò questi cambiamenti, ma avverranno prima o poi. Le crepe incominciano con delle microfratture inizialmente. Infinitesimali. Ma le crepe possono alla fine far crollare una diga. Concludendo, queste dinamiche delle quali ho parlato, sono gli anticorpi, la Rete (con noi dentro) è l'organismo vivente. Internet non potrà morire mai caro professore. Questa è ovviamente la mia opione, o per dirla meglio, IMHO (niente, non riesco ad evitare i post interminabili...).

2 Comments:

Anonymous Stefano Quintarelli said...

puff puff ... pant pant..
lungo e denso.
sottoscrivo quasi tutto nel senso che non condivido l'affermazione "linux e' meglio di windows" se visto in ottica evoluzionista.
Linux forza al miglioramento di windows e windows cambiera', anzi, e' gia' cambiato. e' rimasto solo il nome uguale.
Internet e' piu' di un organismo, e' un ecosistema (a meno di non riferirsi a un ecosistema come un organismo, come Gaia).
Certe applicazioni moriranno o potranno morire (la posta elettronica per effetto dello spam ?) ma altre emergeranno e avranno il sopravvento (l'instant messaging ?, per restare nella provocazione), ma l'ecosistema sopravvive finche' vivono le persone che lo usano e lo fanno vivere. IMHO

12:24 PM  
Blogger Maurizio said...

Lo so, non riesco ad essere sintetico. Su Linux non sono d'accordo. Windows è peggiore di Linux per motivi intrinseci del sistema operativo (sistema chiuso, organizzazione accentrata, non realmente multiutente e multitasking etc). Per migliorare Windows occorrerebbe rivederlo alla radice (qualcosa di buono la possiede). Forse ecosistema è più corretto in effetti (mi piace la similitudine con Gaia) ma il concetto non cambia. Gli anticorpi siamo anche noi, che faremo di tutto per risolvere il problema con le nostre azioni. Per essere più concreti, chi lucra con le botnet, cosa farà quando Internet sarà collassata? Io non credo che arriveremo a questo. Forse ci andremo vicini...

9:24 PM  

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