sabato, febbraio 17, 2007

DICO si o DICO no?


L'introduzione dei DICO (DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi), contemplati all'interno di un disegno di legge molto sofferto, sta scatenando animate polemiche. Come spesso accade quando si toccano temi importanti, si sono create immediatamente due fazioni opposte: i favorevoli e gli accesi oppositori. Coloro che si oppongono alle coppie di fatto, considerano questa nuova legge alla stregua di un vero e proprio attacco alla famiglia e al matrimonio. Ora, se le ragioni di tale avversione sono comprensibili quando vengono sostenute da persone religiose, esse diventano immediatamente incomprensibili quando a caldeggiarle sono persone sedicenti laiche. Già, perché se escludiamo il valore religioso che può assumere il matrimonio come sacramento, ciò che rimane è un mero contratto civile, sofferente però di alcune grosse limitazioni. Tali limitazioni cadono con i DICO, anche se - occorre ammetterlo - con questo disegno di legge per taluni versi la situazione peggiora. Intanto sgombriamo subito il campo da falsi problemi di attacco alla famiglia: istituti legislativi simili ai DICO sono presenti da tempo in molti paesi europei. Nonostante ciò, le famiglie continuano ad esistere in Francia, in Germania, in Spagna e in tutti quei paesi dove le coppie di fatto sono riconosciute per legge. Certo, c'è da dire che in Francia ad esempio - stando al rapporto demografico del 2004 stilato dall' INSEE - a partire dal 2000 il numero dei matrimoni contratti è calato (i PACS sono entrati in vigore con la legge n. 99-944 del 15 novembre 1999). Ma ciò significa solamente una cosa: in Francia le convivenze sono cresciute rispetto ai matrimoni. E' interessante notare del resto, come solo un PACS su dieci sia stato dissolto. Considerando perciò che il tema delle unioni civili è contemplato da tempo dalla maggioranza dei paesi democratici europei, considerando che nulla è mutabile ma è anzi suscettibile di evoluzioni (incredibile a dirsi, il matrimonio è una 'scoperta' recente della Chiesa e risale al 1215, grazie al IV Concilio Lateranense), considerando che l'istituzione del matrimonio nega in modo assoluto la tutela di alcuni diritti (ad esempio le unioni tra persone dello stesso sesso), considerando la necessità di tutelare diritti importanti (assistenza in caso di malattia, concessione del permesso di soggiorno, assegnazioni delle case popolari, pensioni di reversibilità e via dicendo), un disegno di legge come quello del quale si sta discutendo, si rende necessario. Una volta epurata la mente dal falso problema dell'attacco alla famiglia, occorre però analizzare criticamente il disegno di legge in discussione, al fine di evidenziarne i vizi e le incongruità che si celano all'interno. Ecco alcuni punti che mi lasciano perplesso:


- dichiarazione di convivenza disgiunta. Può essere effettuata anche da un solo convivente, che dovrà aver cura di notificare del fatto l'altro convivente mediante lettera raccomandata. Il che è a mio avviso assurdo. Cosa accade se la lettera viene ritirata - del tutto legittimamente - dallo stesso convivente che la spedisce?

- sono necessari 9 anni di convivenza per consentire la successione. Assurdo. I matrimoni in media si sciolgono molto prima. Questi 9 anni sono il frutto di un compromesso nato dallo scontro tra l'ala cattolica (che chiedeva 15 anni) ed il fronte laico (che ne auspicava 5). Questo a riprova di quanto sia forte in Italia l'ingerenza della Chiesa in questioni che non le competono.

- subentro del convivente nel contratto di locazione dopo almeno 3 anni. Una sentenza della Corte Costituzionale, nel 1988 già riconosceva la possibilità di subentro nel contratto di locazione senza alcun obbligo di tempo. Questo punto è quindi in netto contrasto con quanto stabilito in quella sentenza. Stesso problema per poter usufruire dei vantaggi in materia di diritti dei lavoratori: 3 anni per poterne usufruire, quando alcuni contratti collettivi (come quello dei giornalisti ad esempio) già riconoscono tali diritti senza alcun limite di tempo di convivenza.


Insomma, c'è da discutere su questa legge, ma non per decidere se è giusto o meno tutelare le coppie di fatto, quanto per decidere se è giusto o meno ciò che viene proposto dalla stessa legge che si sta proponendo. Altrimenti si rischia - se le cose rimangono come proposto - di fare un 'PACS' indietro anziché avanti.

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